Allor che viene con novelle sue,
ghermir mi piace l'agile fantesca
che secretaria antica è fra noi due.
M'accende il riso della bocca fresca,
l'attesa vana, il motto arguto, l'ora,
e il profumo d'istoria boccaccesca...
Ella m'irride, si dibatte, implora,
invoca il nome della sua padrona:
«Ah! Che vergogna! Povera Signora!
Ah! Povera Signora!...» E s'abbandona.