— “O Poeta, la tua mamma
che ti diede vita e latte,
che le guancie s'è disfatte
nel cantarti ninna–nanna,
lei che non si disfamò,
perchè tu ti disfamassi,
lei che non si dissetò,
perchè tu ti dissetassi,
la tua madre ha fame, tanta
fame! E cade per fatica,
s'accontenta d'una mica;
tu soccorri quella santa!
Ella ha sete! Nè t'incresca
di portarle tu da bere:
s'accontenta d'un bicchiere,
d'un bicchiere d'acqua fresca”.
— “Perchè sali alle mie celle?
Che mi ciarli, che mi ciarli?
Non concedo mi si parli
quando parlo con le Stelle.
Mamma ha fame? E vada al tozzo
e potrà ben disfamarsi.
Mamma ha sete? E vada al pozzo
e potrà ben dissetarsi.
O s'affacci al limitare,
si rivolga alla comare:
ma lasciatemi sognare,
ma lasciatemi sognare!”