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1883–1916

58

Guido Gozzano

Vuota è la culla... È vero od è menzogna? Menzogna atroce, incubo fugace! Togli al martirio il cuore di chi sogna! Sogno non è! Non incubo fugace.

Tuo figlio non è più! Ma datti pace! Ma datti pace! Non lagnarti forte, non ti lagnare a voce così sciolta, va il tuo lamento, ma nessun l'ascolta.

Povera donna taci! È cosa stolta cercar d'opporsi a me che son la Morte! Oh, voce roca, funebre sul vento sei tu, la Morte? che m'hai tolto il figlio?

Ah! L'odo urlare, urlare di spavento, bianco lo vedo com'è bianco un giglio, un giglio chiuso dall'ossuto artiglio... No! Non è vero! È il mio vaneggiamento...

Non è vaneggiamento! Il bimbo giace sotto la terra ancor molle e smossa ma l'alba nuova sorge e si compiace d'educar fiori su l'angusta fossa

e l'anima innocente s'è già mossa verso le stelle per l'eterna pace! O Morte, dammi l'angioletto biondo che tu celasti nella terra oscura;

l'abisso dove giace è troppo fondo la pietra che lo copre è troppo dura; scampalo, Morte, dalla sepoltura, poi manda in sepoltura tutto il mondo!

Ti rendo il figlio, o donna, ma rammenta che ti sarà martirio l'avvenire. Soffrir pel figlio mio! Non mi spaventa l'ammonimento ch'io dovrò soffrire;

per veder vivo lui vorrei morire e nel morire riderei contenta! Ti rendo il figlio, o donna, ma t'avverto che gli scorre il delitto entro le vene!

l'occhio avrà torvo, il cuor di frode esperto... Rendimi il figlio! So che mi conviene col buon consiglio di condurlo al bene, farne un cuor saggio ed uno sguardo aperto.

Il figlio tuo ti verrà reso, ma non ti scordare mai di questo giorno; egli dormiva già felice là donde nessuno fece mai ritorno.

Donna, è ben meglio il funebre soggiorno, meglio la pace dell'eternità. Io ti ringrazio, o Morte! Infine il povero figliolo mio torna alle mie braccia;

su questo seno troverà ricovero, su questo seno celerà la faccia, e farà il bene sotto la minaccia dell'amoroso tenero rimprovero...

Io te lo rendo, ma non tarderai a lacerarti il cuor dallo sconforto. Mi supplicavi, o donna, e t'ascoltai. Ti feci lieta, ma per tempo corto;

e un giorno tu dirai: fosse pur morto e non si fosse ridestato mai. Perchè, perchè cotesto tuo parlare, s'egli sarà per sempre a me vicino?

Se ogni mattin lo guiderò all'altare, se foggerò più bello il suo destino? Appena il braccio sarà forte al remo lascerà la sua madre e il casolare;

dalla deserta riva sentiremo dì e notte, notte e giorno il tuo gridare; e forse un giorno lancerai sul mare invano, invano il tuo lamento estremo.

Ed egli dove il cielo di turchese scende nell'onda, ove s'estingue il sole, rimpiangerà il minuscolo paese, rimpiangerà le tue buone parole.

E griderà nell'anima che duole; griderà: Morte! Con me sii cortese! Chiederà morte! E appagherò mie brame non lui sopendo sopra un letto molle,

tra dolci preci e candide corolle... Morrà sul palco, infamia del reame, morrà sul palco. Maleoprando volle rendersi degno della morte infame!

Io te lo rendo. Ma tu sappi ancora... No! taci! taci! No! taci! taci! non mi dir più nulla! Non mi ridire ciò che m'addolora...

Io te lo rendo. Ma tu sappi ancora... Lasciami sola sopra questa culla a piangere quest'anima fanciulla che tramontò nel sorger dell'aurora!

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