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1883–1916

50

Guido Gozzano

Desiderate più delle devote che lasceremmo già senza rimpianti, amiche, alcune, delle nostre amanti altre note per nome ed altre ignote

passano, ai nostri giorni, con il viso seminascosto dal cappello enorme, svegliando il desiderio che dorme col baleno degli occhi e del sorriso.

E l'affanno sottile non ci lascia tregua; ma più si intorbida e si affina idealmente lungo la guaina morbida della veste che le fascia...

Desiderate e non godute — ancora nessuna prova ci deluse — alcune serbano come una purezza immune dalla folla che passa e che le sfiora.

Altre, consunte taciturne assorte guardano e non sorridono: ma sembra che la profferta delle belle membra renda l'Amore simile alla Morte;

ardenti tutte d'una febbre, e cieche di vanità: biondissime d'un biondo oro, le cinge il pettine secondo l'antica foggia delle donne greche.

Per altre il nodo greve dell'oscura treccia è d'insostenibile tormento: sembra che il collo, esile troppo, a stento sorregga il peso dell'acconciatura;

l'opera dei veleni in altre adempie un prodigio purpureo: le chiome splendono di riflessi senza nome dilatandosi ai lati delle tempie...

Belle promesse inutili d'un bene lusingatore della nostra brama, quando una sola donna che non s'ama c'incatena con tutte le catene;

quando ogni giorno l'anima delusa sente che sfugge il meglio della vita, come sfugge la sabbia tra le dita stretta nel cavo della mano chiusa...

Le incontrammo dovunque: nelle sere di teatro, alla luce che c'illude; la bella curva delle spalle ignude ci avvinse del suo magico potere;

e quando l'ombra si abbattè su loro addensandosi cupa entro le file dei palchi, il freddo lampo d'un monile fu l'indice del duplice tesoro.

E le avemmo compagne, ma per brevi ore, in viaggi taciti, in ritorni, le ritrovammo dopo pochi giorni nei rifugi dell'Alpi, tra le nevi;

le ritrovammo sulla spiaggia, al mare, dove la brama ci ferì più acuta: ah! Per quella signora sconosciuta ore insonni, alla notte, lungo il mare!...

Chi sono? E dove vanno? Dove vanno le creature nomadi? Per quanti anni, nel tempo, furono gli amanti presi e delusi dall'eterno inganno?

Ah! Noi saremmo lieti d'un destino impreveduto che ce le ponesse a fianco, tristi e pellegrine anch'esse nel nostro malinconico cammino.

Più d'un inganno lasciò largo posto a più d'una ferita ancora viva... Taluna — intatta — ci attirò furtiva seco, ma per un utile nascosto;

altre, già quasi vinte, quasi dome, nella nostra fiducia troppo inerte, fantasticate quali prede certe, furono salve, non sappiamo come...

Ed altre... Ma perchè tanti ricordi salgono dall'inutile passato? Salgono, col profumo del passato, da un cofanetto pieno di ricordi:

ed ecco i segni, ecco le cose mute, superstiti d'amori nuovi e vecchi lettere stinte, nastri, fiori secchi delle godute e delle non godute...

Desideri e stanchezze, indizi certi d'un avvenire dedito all'ambascia torbida, che ci schianta e che ci sfascia rendendoci più tristi e più deserti...

Eppure, un giorno, questa febbre interna parve svanire: quando ci s'accorse, tardi, di quella che sarebbe forse per noi la sola vera amante eterna...

Tanto l'amammo per quel solo istante ch'ella si volse pallida su noi nell'offerta di un attimo, ma poi sparve, ella pure; sparve, come tante

altre donne che passano, col viso seminascosto dal cappello enorme inasprendo la brama che non dorme col baleno degli occhi e del sorriso...

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