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1883–1916

5

Guido Gozzano

Serrati i pugni bianchi come cera giace supino in terra arrovesciato e la sua faccia pel rivo insanguinato è quasi nera.

Con orrido rilievo l'apertura della ferita tutto il sangue aduna su la nuca sul collo su la bruna capellatura.

Giace supino. E non sembra dolere la bella bocca. Quasi ch'Egli avvinga ancor la Donna e la sua bocca attinga tutto il piacere.

Due lumi sopra un cofano. Quei lumi rischiarano il silenzio sepolcrale, allineati stan nello scaffale mille volumi

che alluminava un mastro fiorentino d'orifiamme e d'armille in cento nodi aperti sul divano sono i «Modi» dell'Aretino.

E sul divano è un guanto che rimosse forse da poco la Donna del Convito, ed un mazzo sfasciato ed avvizzito di rose rosse.

Guata con gli occhi di mestizia pieni in capo al letto sull'arazzo infisso dolentemente immoto il crocifisso di Guido Reni.

Notte e silenzio intorno. Tutto tace come in un sogno d'armonia perplessa al Poeta ventenne è già concessa l'ultima Pace.

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