Come fui per tornare ai colli lieti
ch'io lasciai pochi dì, tanto ridenti
di pomi e pere; per grappoli opulenti
onusti i tralci curvi dei vigneti,
Sperava ritrovar per questi quieti
clivi i dolci frutti succulenti
e i grappoli dal tralcio ancor pendenti
onde di lor la Musa mia s'allieti.
Ma morto ischeletrito ecco il pometo;
pendono a terra privi di sostegno
i tralci nudi e rotti del vigneto.
Io non m'attristo. Ormai io vedo il segno
della mia Vita. Coglierò tra poco
i piucheumani frutti del mio ingegno.
I piucheumani frutti del mio ingegno
io sento a poco a poco maturare
dentro di me, ben che non biondeggiare
si veda ancora, nè del rosso il segno.
In van d'in torno sghignazzate amare
io odo d'incoscienti. Io non li degno
d'un solo sguardo: non fo che disprezzare
chè per gl'incolti il Verbo non insegno.
Matura il frutto magnifico ed eletto
quale non mai fu visto in niun pometo:
è lo splendido don dell'intelletto.
Supin su l'erba raccogliere io voglio,
quando cadrà maturo, il frutto lieto
nato e nutrito del mio grande orgoglio.