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1883–1916

21

Guido Gozzano

Un giorno, al chiuso, il pedagogo fiacco m'impose la sciattezza d'un commento alternato alla presa di tabacco. Mi rammento la classe, mi rammento

la scolaresca muta che si tedia al postillare lento, sonnolento... Rivedo sobbalzare sulla sedia il buon maestro per uno scolare

che s'addormiva su di te, commedia! Attenti! Attenti! — Ah! più dolce sognare con la gota premuta al frontespizio, l'occhio rivolto alle finestre chiare!

Ad ora ad ora un alito propizio ci portava un profumo di ginestre sul commento retorico, fittizio. La Primavera, l'esule campestre

sorrideva alla gran pace scolastica pel vano azzurro delle due finestre. Io fissavo gli attrezzi di ginnastica, gli olmi gemmati, l'infinito azzurro

in non so che perplessità fantastica. E tendevo l'orecchio ad un sussurro, ad un garrito di sperdute gaie, in alto roteanti, nell'azzurro;

guizzavano da presso l'operaie affaccendate in paglie, in creta, in piume, riattando le case alle grondaie. Lo sguardo abbarbagliato da quel lume,

chiudevo gli occhi, mi piegavo stracco, ripremevo la gota sul volume. E riudivo il pedagogo fiacco alternare al commento d'ogni verso

la consueta presa di tabacco... Ah! Non al chiuso, ma nel cielo terso, nel fiato nuovo dell'antica madre, nella serenità dell'Universo,

nell'Infinito mi parlavi, o Padre!

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