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1883–1916

20

Guido Gozzano

Ma a sera, se fosse deserto il cielo e l'aria tranquilla si cenerebbe all'aperto, tra i fiori, dinnanzi alla villa. Non villa. Ma un vasto edifizio modesto dai piccoli e tristi balconi settecentisti fra il rustico ed il gentilizio...

Si cenerebbe tranquilli dinnanzi alla casa modesta nell'ora che trillano i grilli, che l'ago solare s'arresta tra i primi guizzi selvaggi dei pipistrelli all'assalto e l'ultime rondini in alto, garrenti negli ultimi raggi.

E noi ci diremmo le cose più semplici poi che la vita è fatta di semplici cose e non d'eleganza forbita: «Il cielo si mette in corruccio... Si vede più poco turchino... » «In sala ha rimesso il cappuccio il monaco benedettino».

«Peccato!» — «Che splendide sere!» — «E pur che domani si possa... » «Oh! Guarda!... Una macroglossa caduta nel tuo bicchiere!» Mia moglie, pur sempre bambina tra i giovani capelli bianchi, zelante, le mani sui fianchi andrebbe sovente in cucina.

«Ah! Sono così malaccorte le cuoche... Permesso un istante per vigilare la sorte d'un dolce pericolante... » Riapparirebbe ridendo fra i tronchi degli ippocastani vetusti, altoreggendo l'opera delle sue mani.

E forse il massaio dal folto verrebbe del vasto frutteto, recandone con viso lieto l'omaggio appena raccolto. Bei frutti deposti dai rami in vecchie fruttiere custodi ornate a ghirlande, a episodi romantici, a panorami!

Frutti! Delizia di tutti i sensi! Bellezza concreta del fiore! Ah! Non è poeta chi non è ghiotto dei frutti! E l'uve moscate più bionde dell'oro vecchio; le fresche susine claudie, le pesche gialle a metà rubiconde,

l'enormi pere mostruose, le bianche amandorle, i fichi incisi dai beccafichi, le mele che sanno di rose emanerebbero, amici, un tale aroma che il cuore ricorderebbe il vigore dei nostri vent'anni felici.

E sotto la volta trapunta di stelle timide e rare oh! dolce resuscitare la giovinezza defunta! Parlare dei nostri destini, parlare di amici scomparsi (udremmo le sfingi librarsi sui cespi di gelsomini... )

Parlare d'amore, di belle d'un tempo... Oh! breve la vita! (la mensa ancora imbandita biancheggerebbe alle stelle). Parlare di letteratura, di versi del secolo prima: «Mah! Come un libro di rima dilegua, passa, non dura!»

«Mah! Come son muti gli eroi più cari e i suoni diversi!» «È triste pensare che i versi invecchiano prima di noi!» «Mah! Come sembra lontano quel tempo e il coro febeo con tutto l'arredo pagano, col Re-di-Tempeste Odisseo... »

Or mentre che il dialogo ferve mia moglie, donnina che pensa, per dare una mano alle serve sparecchierebbe la mensa. Pur nelle bisogna modeste ascolterebbe curiosa; — «Che cosa vuol dire, che cosa faceva quel Re-di-Tempeste?»

Allora, tra un riso confuso, (con pace d'Omero e di Dante) diremmo la favola ad uso della consorte ignorante. Il Re di Tempeste era un tale che diede col vivere scempio

un ben deplorevole esempio d'infedeltà maritale, che visse a bordo d'un yacht toccando tra liete brigate

le spiagge più frequentate dalle famose cocottes... Già vecchio, rivolte le vele al tetto un giorno lasciato,

fu accolto e fu perdonato dalla consorte fedele... Poteva trascorrere i suoi ultimi giorni sereni,

contento degli ultimi beni come si vive tra noi... Ma nè dolcezza di figlio, nè lagrime, nè la pietà

del padre, nè il debito amore per la sua dolce metà gli spensero dentro l'ardore della speranza chimerica

e volse coi tardi compagni cercando fortuna in America... — Non si può vivere senza danari, molti danari...

Considerate, miei cari compagni, la vostra semenza! — Viaggia viaggia viaggia viaggia nel folle volo:

vedevano già scintillare le stelle dell'altro polo... viaggia viaggia viaggia viaggia per l'alto mare:

si videro innanzi levare un'alta montagna selvaggia... Non era quel porto illusorio la California o il Perù,

ma il monte del Purgatorio che trasse la nave all'in giù. E il mare sovra la prora si fu richiuso in eterno.

E Ulisse piombò nell'Inferno dove ci resta tuttora... Io penso talvolta che vita, che vita sarebbe la mia, se già la Signora vestita di nulla non fosse per via.

Io penso talvolta...

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