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1883–1916

20

Guido Gozzano

Quest'oggi il mio sogno mi canta figure, parvenze tranquille d'un giorno d'estate, nel mille e... novecento... quaranta. (Adoro le date. Le date: incanto che non so dire, ma pur che da molto passate o molto di là da venire. )

Sfioriti sarebbero tutti i sogni del tempo già lieto (ma sempre l'antico frutteto darebbe i medesimi frutti). Sopita quest'ansia dei venti anni, sopito l'orgoglio (ma sempre i balconi ridenti sarebbero di caprifoglio).

Lontani i figli che crebbero, compiuti i nostri destini (ma sempre le stanze sarebbero canore di canarini). Vivremmo pacifici in molto agiata semplicità; riceveremmo talvolta notizie della città...

la figlia: «...l'evento s'avanza, sarete Nonni ben presto; entro fra poco nel sesto mio mese di gravidanza...» il figlio: «... la Ditta ha riprese le buone giornate. Precoci guadagni. Non è più dei soci quel tale ingegnere svedese».

Vivremmo, diremmo le cose più semplici, poi che la Vita è fatta di semplici cose, e non d'eleganza forbita.

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