Piccolino, morta mamma, non ha più di che campare; resta solo con la fiamma del deserto focolare;
poi le poche robe aduna, mette l'abito più bello per venirsene in città. Invocando la fortuna
con il misero fardello, Piccolino se ne va. E cammina tutto il giorno, si presenta ad un padrone:
— «Buon fornaio, al vostro forno accoglietemi garzone». — Ma il fornaio con la moglie ride ride trasognato:
— «Piccolino, in verità il mio forno non accoglie un garzone appena nato! Non sei quello che mi va».
Giunge al Re nel suo palagio, si presenta ardito e fiero: — «Sono un piccolo randagio, Sire, fatemi guerriero». —
Il buon Re sorride: — «Omino, vuoi portare lancia e malia? Un guerriero? In verità tu hai bisogno della balia!
Tu sei troppo piccolino: Non sei quello che mi va». Vien la guerra, dopo un poco, sono i campi insanguinati;
Piccolino corre al fuoco, tra le schiere dei soldati. Ma le palle nell'assalto lo sorvolano dall'alto
quasi n'abbiano pietà. — «È carino quell'omino, ma per noi troppo piccino: non è quello che ci va!» —
Finalmente una di loro lo trafora in mezzo al viso; esce l'anima dal foro, vola vola in Paradiso.
Ma San Pietro: — «O Piccolino, noi s'occorre d'un Arcangelo ben più grande, in verità. Tu non fai nemmeno un Angelo
e nemmeno un Cherubino... Non sei quello che ci va». — Ma dal trono suo divino Gesù Cristo scende intanto,
e sorride a Piccolino e l'accoglie sotto il manto: — «Perchè parli in questo metro o portiere d'umor tetro?
Piccolino resti qua. Egli è piccolo e mendico senza tetto e senz'amico: egli è quello che mi va...
O San Pietro, te lo dico, te lo dico in verità!... » —
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