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1883–1916

17

Guido Gozzano

Io sono innamorato di tutte le signore che mangiano le paste nelle confetterie. Signore e signorine — le dita senza guanto —

scelgon la pasta. Quanto ritornano bambine! Perchè niun le veda, volgon le spalle, in fretta,

sollevan la veletta, divorano la preda. C'è quella che s'informa pensosa della scelta;

quella che toglie svelta, nè cura tinta o forma. L'una, pur mentre inghiotte, già pensa al dopo, al poi;

e domina i vassoi con le pupille ghiotte. Un'altra — il dolce crebbe — muove le disperate

bianchissime al giulebbe dita confetturate! Un'altra, con bell'arte, sugge la punta estrema:

invano! chè la crema esce dall'altra parte! L'una, senz'abbadare a giovine che adocchi,

divora in pace. Gli occhi altra solleva, e pare sugga, in supremo annunzio, non crema e cioccolatte,

ma superliquefatte parole del D'Annunzio. Fra quegli aromi acuti, strani, commisti troppo

di cedro, di sciroppo, di creme, di velluti, di essenze parigine, di mammole, di chiome:

oh! le signore come ritornano bambine! Perchè non m'è concesso — o legge inopportuna! —

il farmivi da presso, baciarvi ad una ad una, o belle bocche intatte di giovani signore,

baciarvi nel sapore di crema e cioccolatte? Io sono innamorato di tutte le signore che mangiano le paste nelle confetterie.

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