Anche nè malinconico nè lieto (forse la consuetudine assecondo cara d'un tempo al bel fanciullo biondo) oggi varco la soglia del frutteto:
Ah! Vedo, vedo! Come lo ravviso! È bene questo il luogo. In questa calma conchiusa, certo l'intangibil salma giacque per sempre dell'amore ucciso,
del vero antico Amore ch'io cercai malinconicamente per l'inquieta mia giovinezza, la raggiante mèta sì perseguìta e non raggiunta mai.
Or mi soffermo con pupille intente: le cose mi ritornano lontano nel Tempo — irrevocabile richiamo! — mi rivedo fanciullo, adolescente.
O belle, belle come i belli nomi, Simona e Gasparina le gemelle! Pur vi rivedo in vesta d'angelelle dolce-ridenti in mezzo a questi pomi.
E anche qui le statue e le siepi ed il busso ribelle alle cesoie (Natali dell'infanzia, o buone gioie, quando n'ornavo i colli dei presepi!)
Ma sull'erme, sui cori, sopra il busso simmetrico, sui lauri, sulli spessi carpini, sulle rose, sui cipressi, sulle vestigia del passato lusso
da cento anni un folto si compose di pomi e peri; il regno statuario ricoperse; nel florido sudario sfiorirono le siepi delle rose;
nell'ombre il musco ricoperse i cori curvi di marmo intatto (l'Antenata non vede lo sfacelo, contristata?) e nell'ombre languirono li allori.
Son l'ombre di una gran pace tranquille: il sole, trasparendo dall'intrico, segna la ghiaia del giardino antico di monete, di lunule, d'armille.
M'avanzo pel sentiero omai distrutto dalla gramigna e dal navone folto; ascolto il gran silenzio, intento, ascolto il tonfo malinconico d'un frutto.
Ma quanti frutti! Cadono in gran copia in terra, sui busseti, sui rosai: Sire Autunno, quest'anno come mai, munifico vuotò la cornucopia.
O gioco strano! Pur nella faretra di Diana cadde una perfetta pera, così perfetta che non sembra vera ma sculturata nell'istessa pietra.
Il frutto altorecato assai mi tenta: balzo sul plinto, il dono della Terra tolgo alli acuti simboli di Guerra, avvincendomi all'erma sonnolenta.
S'adonta ella, forse, ch'io la tocchi l'erma dal guardo gelido e sinistro? (il tempo edace lineò di bistro le palpebre lapidee delli occhi).
Ma un sorriso ermetico ha la faccia attirante, soffuso di promesse — O miti elleni! — s'ella mi stringesse d'improvviso, così, tra le sue braccia! —
E tolgo e mordo il frutto avventurato e mi pare di suggere dal frutto un'infinita pace, un bene, tutto tutto l'oblio del tedio e del passato.
Ma guardo in torno. Vedo teoria d'erme ridenti in loro bianche clamidi, ridenti fra le squallide piramidi del busso. — Torna la malinconia:
ridevano così quando mio Padre esalò la grande anima e pur tali (udran elle le mie grida mortali?) sorrideranno e morirà mia madre.
Ridevano così che nella culla dormivo inconsapevole d'affanno: implacabili ancor sorrideranno quando di me non resterà più nulla!
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