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1883–1916

10

Guido Gozzano

Perchè nel vetro di Boemia antica, dopo un'ora, già langue l'aromale fior che m'offerse la mia dolce Amica? Chè la verbena vi languisce, quale

la Donna amante il biondo Garcilaso già martoriata dal segreto male. Io so quel male: il calice del vaso la bella mano — o gran disavventura! —

col ventaglio d'avorio urtò per caso. E pur bastò. La lieve incrinatura è insanabile ormai; il morituro fiore s'inchina, stanco, nell'arsura,

chè la ferita del cristallo duro tacitamente compie tutto il giro per cammino invisibile e sicuro. Vanisce l'acqua e muore il fiore. Io miro

il calice mortifero che serba quasi non traccia di ferita in giro, e una assai trista simiglianza e acerba sento fra il vetro e il calice d'un cuore

sfiorato a pena da una man superba. La ferita da sè, senza romore, il calice circonda nel rotondo e il fior d'amore a poco a poco muore.

Il cuore che sano e forte pare al mondo sèrpere sente la segreta pena in cerchio inesorabile e profondo. E pur la mano l'ha sfiorato a pena...

Perchè nel vetro di Boemia antica, dopo un'ora, già langue la verbena che vi compose la mia dolce Amica?

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