Giardino chiuso, Fontana suggellata,
Poi che attingi ora mai verso quell'ora
Già greve d'anni e pur giovine ancora
Ergi la bella fronte imacolata,
E la tua forma ancor non è mutata
E la capellatura hai densa ancora,
Tu la bellezza giovenile ognora
Maravigliosamente hai conservata.
Ma all'apice — oramai — la tua bellezza —
Sorella — è giunta ed in van tu brami
Una superna e più fulgente altezza,
Chè, Sorella, opulente un senso spandi
D'abondanza, quale d'autunno i rami
Troppo grevi di frutti troppo grandi.
Ma ti attristi, Sorella, e nel mio canto
Ritrovi il segno dell'affanno usato?
Io conosco il tuo affanno, ò penetrato
La mestizia del tuo animo affranto.
Io conosco il tuo affanno, ò penetrato
La mestizia del tuo animo affranto:
Tu piangi sul presente e sul passato
E non giunge lo Sposo atteso intanto.
«E il tempo passa e non s'arresta un'ora»
Disse Messer Francesco e la Dolente
Pensa che sua bellezza involve e sfiora.
Ed io lo strazio dei tuoi sogni vani
Intesi e il grido del sangue eloquente
Entro le vene di tue belle mani.