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1255–1300

XXV

Guido Cavalcanti

Posso degli occhi miei novella dire, la qual è tale che piace sì al core che di dolcezza ne sospir'Amore. Questo novo plager che 'l meo cor sente

fu tratto sol d'una donna veduta, la qual è sì gentil e avenente e tanta adorna, che 'l cor la saluta. Non è la sua biltate canosciuta

da gente vile, ché lo suo colore chiama intelletto di troppo valore. Io veggio che negli occhi suoi risplende una vertù d'amor tanto gentile,

ch'ogni dolce piacer vi si comprende; e move a loro un'anima sottile, respetto della quale ogn'altra è vile: e non si pò di lei giudicar fòre

altro che dir: «Quest'è novo splendore». Va', ballatetta, e la mia donna trova, e tanto li domanda di merzede, che gli occhi di pietà verso te mova

per quei che 'n lei ha tutta la sua fede; e s'ella questa grazia ti concede, mandi una voce d'allegrezza fòre, che mostri quella che t'ha fatto onore.

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