Un crudo immaginar pien di mercede,
Dipinto in gli occhi vaghi che m'han morto,
Mia vita strugge sì, che al fin m'ha scorto,
Et per più doglia il mio martir non crede:
Sa ben come ardo disiando, et vede
Che fra speranze mi consumo a torto:
Ne basta, in farlo di mie doglie accorto,
Della mia vita acerba tanta fede.
Ma lasso di mia morte mille carte
Ne son già scritte, e il suon de' miei lamenti
Fino alle stelle temo omai rimbomba:
Né già m'assolve in tutto dai miei stenti,
Né mi perdona le mie colpe in parte
Questa innocente et candida Colomba.