Skip to content
1390–1449

XXVII

Giusto de' Conti

Un crudo immaginar pien di mercede, Dipinto in gli occhi vaghi che m'han morto, Mia vita strugge sì, che al fin m'ha scorto, Et per più doglia il mio martir non crede:

Sa ben come ardo disiando, et vede Che fra speranze mi consumo a torto: Ne basta, in farlo di mie doglie accorto, Della mia vita acerba tanta fede.

Ma lasso di mia morte mille carte Ne son già scritte, e il suon de' miei lamenti Fino alle stelle temo omai rimbomba: Né già m'assolve in tutto dai miei stenti,

Né mi perdona le mie colpe in parte Questa innocente et candida Colomba.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
XXVII · Giusto de' Conti · Poetry Cove