Amor, quando me vene Dinanzi quella Luce, Che di belleze avanza il primo Sole, Io sento fra le vene
Piacer, che mi conduce Ladove il sommo bene albergar suole: Allor mi vien parole Dal cor sì altere e nove,
Et ciascun pensier tale, Che imaginar mortale Tanto non sente già, né lingua move: Ond'io grande mi tegno,
Che il ciel di tanto ben mi fesse degno. Ben debbo il mio destino, Che mi condusse et spinse, Laudare, essendo in me così cortese;
Et quel voler divino, Che al bel laccio mi strinse, Et sì soavemente il cor m'accese: Laudar debbo l'offese
Della spietata voglia; E il disdegnoso petto, Che d'indurato affetto Ha fatto il smalto, perché ognor mi doglia:
Che lei che il cor m'ancide, Avanza ogni altro ben che mai si vide. Felice l'ora e il giorno, Che in forma tanto umile
Apparve a noi mia matutina Stella E il mondo, che fu adorno Di spirto sì gentile Et di persona sì leggiadra et bella:
Ma più beata quella Anima eletta e pura, Che scesa giù dal cielo, Si avolse nel bel velo;
Che tanto ha fatto onore alla Natura: E il loco ove già nacque La bella donna, che a me tanto piacque. Virtute et Gentileza
Quaggiù discese, Amore, Quando Madonna venne in questa vita; E il ciel d'ogni belleza Fu privo et di splendore
D'allor, che nelle fasce fu nudrita. Perché alla più fiorita Et più perfetta etade Il tempo la rivolse,
In lei sola si accolse Quanto si vide al mondo di beltade. Ond'io ringratio e lodo Chi pria mi strinse a sì leggiadro nodo.
Ricca pioggia di rose Nelle sue trecce bionde Cadea, quando di lei pria 'namorai, Negli occhi il sol s'ascose
(Né sa far nido altronde) Per più colmarmi d'infiniti guai: Et di amorosi rai Ardeva il suo bel viso
E il fronte di colei, Che è uno specchio agli occhi miei, Formato veramente in Paradiso. Dunque sian benedette,
Amor, tue forze et l'arco et le saette. Canzon, se vai dinanzi al mio Tesoro, Adorna tua persona; Et poi cortese del mio mal ragiona.
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