Di selva in selva, alla stagion più acerba,
Solo seguendo una selvagia fera,
Alfin la giunsi là, dove la sera
Pascer soleva tra i fioretti et l'erba:
Parea sua vista sì cruda e superba,
Et contro amor del mio languir sì altera
Ch'io abandonai l'impresa, lasso, ch'era
Condotta al fin che il bel piacer ne serba.
Questo sì forte al mio Signor dispiacque,
Che come spesso già per me l'assalse,
Et mosso da pietà pregar solea;
Così quasi sdegnando poi si tacque,
Né per mio scampo poscia mai più valse
Gridar mercede alla mia morte rea.