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1390–1449

XCVII

Giusto de' Conti

Quand'è la notte oscura et quando è il sole, Allora alla tempesta, alla gran pioggia, Mentre che il gelo vince il vago tempo, Et poi che la stagion fa lieti i colli,

Sempre mi è innanzi l'amorosa luce, Che in cor mi adombra quell'angelica alma. Pria so che ne morrò, che la bella alma, Che prende qualità dall'altro sole,

Men cruda giri in me l'altera luce: Et nanzi i rivi scemeran per pioggia, Et sfronderansi a primavera i colli, Che mai costume cangi lei per tempo.

La nova meraviglia, che al mio tempo Scese dal ciel, per consumar questa alma, Et che mi apparve tra boschetti et colli, Seguir mi fece il raggio di quel sole,

Che va struggendo in lagrimosa pioggia Quel poco che mi avanza di mia luce. Non vide il mondo sì possente luce Mai, come questa che di tempo in tempo

Tira de gli occhi miei più folta pioggia: Né sì leggiadra mai, né sì dura alma, Come costei, vestita di quel sole, Che mi riscalda a piè dei dolci colli.

Lasso, io dipinsi già per mille colli L'angelico splendor di quella luce, Che è sola agli occhi miei verace sole; Ma poi successe l'infelice tempo,

Et d'ogni bel piacer privò quell'alma, Che per questi occhi si rivolse in pioggia. Se 'l mi giovasse al sole, et alla pioggia Il sempre sospirar per selve et colli,

In far pietosa questa perfida alma, Pianto lamento et sdegno di mia luce Saria stata mia vita d'ogni tempo, Da che sparisce et poi ritorna il sole,

Ma scenderà dal sole allor la pioggia Et frondaransi al tempo duro i colli, Quando a sì vaga luce acqueti l'alma.

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