Tornami spesso in sogno, et di lontano
Mi viene a consolar l'alma felice:
A che pur piangi? sospirando dice;
Et lusingando prendemi per mano:
Misero, a che pur ti consumi invano?
Non sai che al tuo disio ragion disdice?
Et altro che a parlarne all'uom non lice,
Che soffrir nol porria concetto umano.
Onde io di tanti affanni prendo scorno.
Da poi s'adira, et mi conduce in parte,
Ove qual già mi si dimostra altera.
Ma alfin pur mi lusinga, et poi si parte,
Tal che io vorrei che mai non fusse il giorno,
Né men pietosa mai, né mai più fera.