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1390–1449

LXXXV

Giusto de' Conti

Amor, mia stella, et l'aspre voglie e tarde Di lei, che del mio mal sì poco cura, Mi fanno ad ogni or guerra: Amor mi fura Il cor, pur disiando quel che m'arde.

Fortuna altro giamai par che non guarde, Se non che l'alma mia non sia sicura; Et la spiatata voglia acerba et dura Par che ogni mia speranza a venir tarde.

Che poss'io più : volendo il Signor mio, E il ciel, che armato contra me s'ingegna, Durando al cor feroce il pensier rio? La mente fra gli oltraggi si disdegna,

Onde, a dispetto, segue quel disio, Che in tutto a mia salute disconvegna.

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LXXXV · Giusto de' Conti · Poetry Cove