Amor, mia stella, et l'aspre voglie e tarde
Di lei, che del mio mal sì poco cura,
Mi fanno ad ogni or guerra: Amor mi fura
Il cor, pur disiando quel che m'arde.
Fortuna altro giamai par che non guarde,
Se non che l'alma mia non sia sicura;
Et la spiatata voglia acerba et dura
Par che ogni mia speranza a venir tarde.
Che poss'io più : volendo il Signor mio,
E il ciel, che armato contra me s'ingegna,
Durando al cor feroce il pensier rio?
La mente fra gli oltraggi si disdegna,
Onde, a dispetto, segue quel disio,
Che in tutto a mia salute disconvegna.