Tanto m'ingombra Amor, tanto m'affanna
Sotto il gran peso dell'antica arsura,
Che, come Circe già con sua pastura,
Dell'intelletto il mio vedere appanna.
Ben veggio l'esca ascosa, che m'inganna,
Al gusto dolce fuor d'ogni misura:
Ma par che mi trasmuti di natura
Medusa, che a seguirla mi condanna.
Il filo è rotto, ond'io regger solea
Nell'ampio laberinto il cieco passo,
Sì che giamai non spero uscirne in vita.
Non mi val di Ariadna, in ch'io credea,
L'alto consiglio: ond'io dubioso et lasso
Vo palpitando per la via infinita.