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1390–1449

LIV

Giusto de' Conti

Se fusse mio destino, o gran valore Di mie crudeli stelle, o qualche inganno, Che i tuoi begli occhi sì trattato m'hanno, Non so, ma sia chi può, sel vuole Amore.

Usa mia libertà come signore Grato nel servo, non come tiranno; Vinca tua crudeltade il lungo affanno, Miei prieghi, e i miei lamenti, e il gran dolore.

Né prender tal vaghezza di mia doglia, Che non ti fia più caro il piacer mio; Che tuo sia il danno, quando Amor m'uccida: A me fia gratia, che di qui mi scioglia,

Se ben morendo, more quel disio, Che ciascun giorno a più dolor mi guida.

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