Se fusse mio destino, o gran valore
Di mie crudeli stelle, o qualche inganno,
Che i tuoi begli occhi sì trattato m'hanno,
Non so, ma sia chi può, sel vuole Amore.
Usa mia libertà come signore
Grato nel servo, non come tiranno;
Vinca tua crudeltade il lungo affanno,
Miei prieghi, e i miei lamenti, e il gran dolore.
Né prender tal vaghezza di mia doglia,
Che non ti fia più caro il piacer mio;
Che tuo sia il danno, quando Amor m'uccida:
A me fia gratia, che di qui mi scioglia,
Se ben morendo, more quel disio,
Che ciascun giorno a più dolor mi guida.