Va, testimon della mia debil vita,
Nanzi all'altero et venerabil fronte,
Appiè del bel fiorito et sacro monte;
Mira se l'alma nostra indi è partita.
Ivi è la vista, che a ben far m'invita
Et d'ogni mia salute il vero fonte;
Ivi son, lasso, quelle man sì pronte,
Ond'io soffersi l'immortal ferita.
A lei t'inchina et di, ch'io più non posso:
Il core è stanco, et stanchi i miei pensieri,
Vivendo sempre dal mio ben lontano:
Ma pur l'usanza con la morte addosso,
Vuol che in tanta aspra guerra pace io speri
Dalla benigna et sua pietosa mano.