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1390–1449

CXLIII

Giusto de' Conti

Viemmi la fiamma antica, e i dolci affanni A mente, onde giamai non sia sbandita, E il discoprir dei colli ancor m'invita, Et dice: Or piangi dei passati inganni.

Et par, che un'altra volta Amor condanni Nella prigion tra' ferri la mia vita, Et giunghi al fianco mio nova ferita All'altra che non salda in cotanti anni.

Et se con tanta forza le faville Non escon dal soave et puro lume, Come al principio del mio stato rio, Non son già le mie pose più tranquille,

Spesso interrotte per lungo costume Dalla stagion che nacque il gran disio.

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