Rimena il villanel fiaccato et stanco
Le schiere sue, donde il mattin partille,
Vedendo di lontan fumar le ville,
E il giorno a poco a poco venir manco.
Et poi si posa: et io pur non mi stanco
Al tardo sospirar, come alle squille:
(Io me ne ingegno che ognior più sfaville
Il foco et l'esca nel mio acceso fianco).
Et sognar, tristo, infin che l'alba nasce,
E il giorno disiar sempre il mio male,
Col fiero rimembrar di mille offese.
Così dì et notte piango; et così pasce
La fragil vita questa, a cui non cale
Vedermi dentro al foco, ch'ella accese.