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1390–1449

CVII

Giusto de' Conti

Selva ombrosa aspra e fiera, Dove fuggendo, Amore Mi apparse innanzi leggiadretto et vago. Con l'amoroso Albergo del mio core,

Rasserenato dalla luce altera Di quella umana fera Di che pensando sol meco mi appago: Et l'una et l'altra insieme dolce imago,

Che io vidi col pensier che in gli occhi luce, Alto valor mi induce A dir quanto per me si aduopri, et pensi, Che gli ostinati sensi

Rivolgono il suo duro effetto altrove, Dove pietà si trove: Né posso per mio ingegno levar dramma Di quel saldo voler, che sì m'infiamma.

Io penso ad ora ad ora: Se è morta ogni speranza Che mai veggian questi occhi quel bel viso, Non so per che il desir, che ogni altro avanza,

Che nacque d'essa, et lei manca, non mora; Anzi crescendo ogni ora, Dal cor mi scaccia ogni altra gioia et riso: Ma pensi un poco come egli è diviso

Per tanto spatio dal maggior suo bene, Sì che vana è la spene Che il nostro mal risaldi per sua pace: Poscia un pensier fallace

Quando rivolge tanto il danno è grave, Con sue ragioni prave Aguaglia la speranza all'empia voglia, Che d'ogni bel riposo l'alma spoglia.

Ben so che sì bel piede, Né d'occhi sì bei rai, Né d'or sì bei capelli al vento sparsi, Né ingegno, né natura non fe' mai,

Come quel dì, che d'altra cura sciolto, Fra i lacci d'oro avvolto Io vidi vivi vivi ond'io tutto arsi. Ma che giova, alma trista, ardente farsi?

Che a questo ancor passata è la stagione: Et la poca ragione, Che già ti prese et tenne, ancor t'invita, O fonte di mia vita,

Faville accese in quel vezoso giro, Mirate il mio martiro; Et come in pianto la mia vita passo; Et dogliasi di me ch'io son già lasso.

L'alta piaga et mortale, Con l'angoscia noiosa, Per che piangendo gli occhi miei son stanchi, (Non basta a me sottraggia ogni altra posa)

Contende al mio dir sì, che a me non vale Parlar del dolce male In guisa tal, che nel mezo non manchi: Con tai due sproni punge gli miei fianchi

Che a forza al duol si voltan le parole; Onde son triste et sole, Et mal s'accordan le mie note insieme: Perché parlando geme

Il cor piagato: et s'io torno alle rime Poi, mille et delle prime Già per la doglia mia posto ho in oblio, Tanto m'ingombra et preme il dolor mio.

Freschi et lieti arboscelli, Amor, Madonna, et tu vago concetto, Poi che nel tristo petto, Cercando per fuggir vie, più di mille,

L'angeliche faville Fatto han mortale il bel foco felice, Non posso più se contrastar non lice.

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