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1390–1449

CLXXXVIII

Giusto de' Conti

O Fonte, o Muse, o Apollo, o verde alloro, Che amai già tanto, o risonante Cetra, Che per umiliare un cor di pietra Di man tolto mi avete alto lavoro,

Io vo' lassarvi, et tu, Signor che adoro, Cupido mio, ripon la tua faretra, Poiché 'l mio stil da costei non impetra Gratia né dono, et spreza il tuo stral d' oro.

Anzi di onesti sguardi si fa scudo, Mostrando quell' altiera esser pudica, Et di piacere altrui par ch' abbia a sdegno. Che maledetta sia ogni mia fatica,

Le rime e i versi del mio lasso ingegno: Ma tardi sonmi a mie spese pentudo.

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