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1390–1449

CLXXXI

Giusto de' Conti

A cui mi doglio, o di cui mi lamento? Di ria fortuna non già, et d'amor meno, Ch'io so che è sono instabil, senza freno, Et più leggier che foglia arida al vento.

Se per costei morissi, io son contento. S'io son contento, perché piango et peno? Non ho io 'l petto d'un vulgar ripieno: Mille piacer non vagliono un tormento.

Dunque è meglio ch'io taccia, et lena prenda Fuggendo Amore a lei, che ha cor di smalto, Et chi la segue d'onor spoglia et priva; Et ponga il mio dolce desio più alto,

Ché la mia voce al nono ciel s'intenda, E infin diventi la mia alma diva.

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