Skip to content
1390–1449

CLXXIX

Giusto de' Conti

Hor ch'io son quivi, Amor, Fortuna, e i Cieli De' primi strazi ancor non ben contenti, Ma per più rinverdire i miei tormenti, Voglion che quel bel viso mi si celi,

Per cui costumo spesso cangiar peli; Lontan da sé mi vide, et quasi spenti Gli occhi miei stanchi a lacrimare intenti Per lassar, credo, i lor corporei veli.

O mia disgrazia, o mio crudel destino, O stelle congiurate a stratiarme, Non debbo dunque aver mai ora allegra? S'esser dee questo, vieni or con tue arme,

Atropo, et tronca il mio mal torto lino, Di brun vestita con tua benda negra.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
CLXXIX · Giusto de' Conti · Poetry Cove