Mirate, occhi miei vaghi, quel bel viso,
Le maniere e i costumi di costei,
Che averian forza a innamorar gli Dei,
Et fargli abbandonare il paradiso.
Mirate quel soave et dolce riso
Che in parte è gran cagion de' sospir miei,
Miratela dal capo insino a' piei,
Che ogni membro è più bello et mè diviso.
Ma son di più dolceza le parole;
Che zucchero, armonia, mele et moscato
Par ch'escan dalle labbra di corallo.
Qui nascono le rose et le viole,
Qui si vede l'avorio et il cristallo,
Quivi et no in Ciel poss'io farmi beato.