L'albor sacro et gentile, in cui molti anni,
Come in suo albergo il mio cor lieto giacque,
Mentre a fortuna invidiosa piacque
Al mio mal sempre pronta et a' miei danni,
Morte mi ha tolto co' suoi usati inganni
Per farne il ciel più bello, ond'eterne acque
Usciran de' miei occhi, sì gli spiacque
Veder spento il riposo de' suoi affanni.
Né spero mai finché mia vita dura,
Che sarà breve, avere altro conforto,
Se non di pianti et dolorosa guerra:
Ch'io veggio il nostro vivere esser corto,
Et morir pria i migliori, et sua ventura
Data a ciascun dal dì che nasce in terra.