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1390–1449

CLVI

Giusto de' Conti

Ben che Laura sovente mi sospinga A rimirar la beltà, ch'io vorrei, Per più mia pace et più fama di lei, Stesse non sì rinchiusa o sì solinga;

Et ben che Amor, che allora mi lusinga Forse per acquetare i sospir miei, Me la mostri, et con cenni or dolci, or rei Di color mille il mio volto dipinga;

L'alma con tutto questo non si pente, Anzi s'infiamma, ed ognor più disia Parlar seco il mio stato altrui nascoso. Et fissa poi rimanmi nella mente

L'immagin sempre; e 'l suo viso ov'io sia Parmi più bello, et ver me più pietoso.

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