Come chi, facto accorto con soi danni,
Timido va per le secure strade,
Così pavento e stommi in libertade:
Lasso, che mal provai de amor l'inganni!
Non è novello officio che me affanni,
Non fresca degnità che me non cade,
Non tempo già, né toga ch'or me aggrade,
Cagion ch'io fuga amor che tene inganni.
Ma poi che sdegno e zelosia lontano
Mi fe' da lui, doglioso del mio errore,
Miei gravi danni col pentir ristauro.
Mira se al tempo amor mi fu ben strano,
Quando or, pensando al dubbio ond'io son fore,
Mi ritrasformo in sasso più che Aglauro.