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1390–1449

CCXV

Giusto de' Conti

Pensando allo mio bel tempo perduto Negli aspri affanni et nel crudel dolore, Ove piangendo vissi in tanto errore Che morir meglio assai sarebbe suto,

Ben mille volte et più mi son pentuto D'esser stato d'amor bon servitore, Essendo falso ingrato et rio signore, Tu 'l sai ben che com'io l'hai conosciuto.

O sventurato me che pene tante Ho sostenute per chi mai non puorse La man pietosa a l'anima meschina. Per non star più nel primo error costante

Seguirò el ver signor che me soccorse, Sol contemplando sua virtù divina.

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