O vedovati e lacrimabil versi, fornito avete quel dolzie viagio, che già lieta speranza al cor mi porse. O fortuna crudel, che muti volglia,
et hai il mio lieto stato tolto a sdegno, per te pien di sospiri or mi trovo, et son li pensier miei altrove voltti. Tornami a mente gli ani e pasi persi
per seguir questo amor aspro e malvagio; Né la speranza mia del fin s'acorse. Piazer falaze il mio converso in dolglia; il mondo è zieco, il sol è senza ragio;
la note signoregia, e io pure provo e sento al cor gli ultimi stridi aoltti. Vegio che 'l viver mio non vol dolersi tropo, però ch'al fin io me sotragio.
Ah felize chi senza amor gli ani suo scorse! Morte spiatata, che la diva spoglia ai di mio ben e za zi rechi il pegno: Vuoto è rimasto il nido, in cui mi covo,
vuoto di vita e di sospir pien foltti. Mort'è quei chiari lumi ch'a conversi, ch'erami un sol., e patisco disagio vederli come a me Madona i torse.
Di viver più il dolor per si mi solglia, ond'io mi tragio a quel felize regno onde Madona ha fato un sedil novo, e stali intorno sacri e santi voltti.
Gravoso fu sì il colpo ch'io sofersi, quando amor mi ligò quel vivo ragio, che a meno me di me dubio in forse; sì ch'io non so quel faza o qual mi (voglia).
Un naspetar mi sprona, un far indegno mi gira e volve, e io pur mi rimovo per seguitare in camin degli molti. Molti mortali d'amor sentir diversi
martir, perch'il suo stato aspro e malvagio gli fea crudel sì ch'in lor cor contorse il duol, che altrui dovea pur sentir dolglia. Ragion non regna in questo mortal regno,
ma sforzato voler, e pur lo provo per corer retro a sacri ochi a me tolti. Sopiti è già e gli sensi sommersi, Né le lacrime mie sen van adagio,
se morte al tempo il gientil cor suo morse, Né dil sangue mio vo già ch'a mi spoglia, però che 'l se ne vien senza ritegno, sì forte il fredo fero in me commovo,
che gli spiriti miei son già disolti. Con tal ventura e tal stela mi ofersi, canzon dolgliosa, al mio falso presagio, che ascosto fumi poi quel che mi acorse.
Pregote, adunque, prego amor che 'l colglia ste vacue membre, e non se tenga indegno poner in nun sepulcro adorno e novo e l'ossa mie in setta et oro avolti.
E scrivin poi con aureo liquore: iazen qui l'osa dove regnava amore.
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