Manzon, s'io vedrò mai l'aspro flagello
dell'irata fortuna un dì posarse,
e il cielo che sinor nuvolo apparse,
tornar sopra di me sereno e bello,
udraimi, acceso di furor novello,
versi cantar, e al canto mio placarse
ogni fera crudele, e cheti starse
i fiumi, e a me condurse ogni arboscello.
Ridi? Non sai quanto Anfion poteo
su le pietre tebane e quanto impero
nelle selve di Tracia usava Orfeo?
Ah, così s'ammollisca il destin fiero;
chè quanto il trace e quel teban già feo,
di far tanto, e più ancora, i' non dispero.