Sciogli, Fillide, il crin e meco t'ungi
d'esto liquor, che nelle man ti spargo;
poi quest'osso più stretto a quel più largo,
che d'uom son, con le verbene aggiungi.
Indi accendi l'altar dal rio non lungi
che lento va tra l'uno e l'altro margo:
e mentre io d'acqua il sacro altar cospargo,
a questa cerea immago il cor tu pungi.
Ecco, l'ombre d'Averno al sacro loco
vengon scotendo l'atre faci; e 'l sole
per lo fumo s'oscura a poco a poco.
Tu non temer; ma di' queste parole:
— La pace che tra loro han l'acqua e 'l foco
abbian gli amanti ancor Licida e Iole. —