Pendi, mia cetra umìl, da questo salce
senza man che ti svegli e senza corde;
poichè a calmar le cure inique e sorde
il tuo tenero suon punto non valce.
Già presso è Morte coll'orribil falce,
e 'l Veglio che le cose atterra e morde;
nè avvien, bench'i' col mio gridar gli assorde,
ch'ognor di loro non mi segua e incalce.
Miser n'andrò fra gli amorosi mirti,
e risonar farovvi ogni pendice,
mescendo il pianto mio con gli altri spirti.
E tu ti rimarrai, se tanto lice,
tra' pastor d'este selve incolti ed irti,
d'una picciol conforto ombra infelice.