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1729–1799

XXIII

Giuseppe Parini

Pendi, mia cetra umìl, da questo salce senza man che ti svegli e senza corde; poichè a calmar le cure inique e sorde il tuo tenero suon punto non valce.

Già presso è Morte coll'orribil falce, e 'l Veglio che le cose atterra e morde; nè avvien, bench'i' col mio gridar gli assorde, ch'ognor di loro non mi segua e incalce.

Miser n'andrò fra gli amorosi mirti, e risonar farovvi ogni pendice, mescendo il pianto mio con gli altri spirti. E tu ti rimarrai, se tanto lice,

tra' pastor d'este selve incolti ed irti, d'una picciol conforto ombra infelice.

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