Sì vaga pianta e sì gentil avea
con mie lunghe fatiche a tal ridutta,
che le sue fronde invidiar parea
ogni arboscello, anzi la selva tutta;
nè più di borea o d'aquilon temea
contra i be' rami suoi l'orrida lutta;
ma lieto alla sua dolce ombra sedea,
pur cogliendone alfin le prime frutta:
quando Giove improvviso ecco disserra
fulmine, che col colpo i rami adorni
in uno e me con lo spavento atterra.
Or giace il parto di sì lunghi giorni;
ed io stommi guardando in su la terra
ch'alcun germoglio a pullular ritorni.