Quando il Nume improvviso al suol Latino,
Benché celando i rai, sentir si feo,
Scosse Roma i gran fianchi, e il cor s'empieo
Di speme, e volse in mente altro destino.
Mugghiò l'urna del Tebro, e al mar vicino
Più minaccioso il suo fragor cadeo:
Balzaro i sette colli; e dal Tarpeo
Vibraron l'aste lor Marte e Quirino.
Ma la Superstizion col cieco morso
Frenò gl'impeti arditi a Roma in petto;
E grave le pesò sul senil dorso.
Quella infelice ripiombò nel letto
Di sue vergogne, e disperò soccorso;
E il momento miglior sparve negletto.