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1729–1799

XIV.

Giuseppe Parini

Quando il Nume improvviso al suol Latino, Benché celando i rai, sentir si feo, Scosse Roma i gran fianchi, e il cor s'empieo Di speme, e volse in mente altro destino.

Mugghiò l'urna del Tebro, e al mar vicino Più minaccioso il suo fragor cadeo: Balzaro i sette colli; e dal Tarpeo Vibraron l'aste lor Marte e Quirino.

Ma la Superstizion col cieco morso Frenò gl'impeti arditi a Roma in petto; E grave le pesò sul senil dorso. Quella infelice ripiombò nel letto

Di sue vergogne, e disperò soccorso; E il momento miglior sparve negletto.

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