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1729–1799

V.

Giuseppe Parini

Nel mirar quegli occhi tuoi Sì soavi al giro, al guardo, Tirsi mio, mi struggo, ed ardo, E ritorno a' miei sospir.

Ma più ancor mi trema il core Di tua voce al dolce incanto Che confusa insiem col pianto Notte e dì mi fa languir.

Ah! perdona: il mio destino Sì crudel che te mi rende, Che se Amor il cor m'accende, Pur già mai si piegherà.

A quel laccio avvinata sono, A quel barbaro dovere Che avvelena ogni piacere Che ci vieta aver pietà.

Io giurai sull'ara un giorno Fede eterna ad altro oggetto, E giurai che un solo affetto Io nodtrito avrei nel cor.

Nel tuo dolce, e vago aspetto Poi m'avvenni, e sì mi piacque Che s'estinse il primo, e nacque Un più forte e vivo ardor.

Fra la tema ed il desìo M'agitar gl'incerti affetti: Cari sguardi, e molli detti Mal sostenne la mia fe.

Io sperai trovarti un core Non eguale al bel sembiante: Chiesi al ciel che un incostante Ritrovar potessi in te.

Ma fu sordo a' voti miei Anche il cielo, e parve allora Che un bel cor che c'innamora Innamori il cielo ancor.

De' suoi pregi adorno ei viene A far guerra al debol sesso, Poi si chiama folle eccesso Ciò ch'è premio al suo valor.

Ah! mio Tirsi, se tu m'ami, Lascia al men ch'io viva in pace: Lo sai pur che a quel che piace Lieve scudo è la virtù,

Che dell'anime più belle Volge i moti a suo talento, Ma s'invola a un solo accento De la calda gioventù.

Tu ben sai che un sol pensiero Colpa atroce in me diviene, Che il desìo del proprio bene È delitto assai maggior;

Che se cedo, ed abbandono Ad Amore i sensi miei, Mi condannano gli Dei Al rimorso, ed al terror.

Ah! mio Tirsi, se tu m'ami Deh t'invola al pianto mio!... Non mi dar l'estremo addio Che soffrirlo il cor non sa.

Ma tu piangi, e tu t'arresti? Tu miguardi, e poi sospiri? Sempre intorno a me t'aggiri? E non hai di me pietà?

Per che mai mi stringi al seno Così pallido, e tremante? Ah! crudele in questo istante Tu divieni il mio martir.

Se una dura ingiusta legge Non frenasse in me l'ardore, Rivedrei quel tuo pallore Nell'eccesso del gioir.

Ah! perdona: il mio destino Sì crudel con te mi rende, Che se Amore il cor m'accende Pur già mai si piegherà.

A quel laccio avvinta sono, A quel barbaro dovere Che mi toglie ogni piacere De la cara libertà.

Giusto ciel, se in due bell'alme Desti amor, poi lo condanni, Se ci doni il fior de gli anni Sol per gemere e soffrir,

O gli arcani di tua voce Chi mi svela non intende, O se questo amor ti offende Voglio offenderti e morir.

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