Masin, cotesto tuo calonacaccio
che ruba i versi e l'opere stampate,
poi dice ch'egli stesso le ha inventate,
bench'ei di poetar non ne sa straccio;
oh! va, digli ch'egli è un bell'asinaccio,
vestito delle pelli che ha rubate;
ma che tu lo conosci alle ragliate:
oh! va, digliene pure in sul mostaccio!
Digli ch'e' vada tra la gente sciocca
a fare il dotto, e colla cera brusca
nomi ed aggiunti, satire gli scocca!
Ma no, ch'ogn'altro pregio un solo offusca:
dàgli soltanto il titol che gli tocca.
Sa' tu quel ch'e' vuol dire in lingua etrusca?
Va, leggila la Crusca,
e troverai che, in buona locuzione,
calonaco vuol dir propio. . . . . . .