Ser Cecco mio, voi siete spiritato
sì, per santa Nafissa, a dir ch'io muoio,
per che son d'una donna imbertonato
più che d'una carogna un avvoltoio.
Voi mi fate un supposto sgangherato
a dire che perciò mi spolpo e scuoio;
ch'io non son mica come voi bruciato,
tenero di calcagna, cascatoio.
Cancher vi mangi: il vo' pur dir; gli è vero
sì, ch'egli è ver ch'io son proprio disfatto
d'una ragazza che vale un impero,
e vo' giuocar, che se 'l vedeste un tratto
quel visin che m'ha fatto prigioniero,
voi n'andreste in frega come un gatto.
Ma pur non m'han mai tratto
in sì sciocco pensiero due luci belle
di voler per amor tormi la pelle.
E non stimo covelle
il mal d'amore, s'io ne son guerito
solamente con polli e pambollito.