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1729–1799

LXXX

Giuseppe Parini

Ser Cecco mio, voi siete spiritato sì, per santa Nafissa, a dir ch'io muoio, per che son d'una donna imbertonato più che d'una carogna un avvoltoio.

Voi mi fate un supposto sgangherato a dire che perciò mi spolpo e scuoio; ch'io non son mica come voi bruciato, tenero di calcagna, cascatoio.

Cancher vi mangi: il vo' pur dir; gli è vero sì, ch'egli è ver ch'io son proprio disfatto d'una ragazza che vale un impero, e vo' giuocar, che se 'l vedeste un tratto

quel visin che m'ha fatto prigioniero, voi n'andreste in frega come un gatto. Ma pur non m'han mai tratto in sì sciocco pensiero due luci belle

di voler per amor tormi la pelle. E non stimo covelle il mal d'amore, s'io ne son guerito solamente con polli e pambollito.

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