Se scorto pria t'avessi, o d'una gogna
degno, dell'altrui opre usurpatore,
io t'are' fatto tanto disonore,
che ne saresti morto di vergogna.
Oh! va, cacciati adesso entro una fogna,
se tu non vuoi provar di che tenore
sia la mia penna, quand'ell'è in furore,
bue, piluccone, asinaccio, carogna.
Io non so chi mi tien, corpo di. . . . . .
ch'io non ti sforzi or ora a dispogliarti
di tutto quanto ha' tu del fatto mio;
e ch'io non pongami a perseguitarti,
con verseggiar sì attossicato e rio
che di tua man tu vada ad impiccarti.