Ti sono schiavo, ti son servitore
Cecco, che se' 'l mio bene solo solo.
Deh lascial ir quel ragazzo d'Amore
ch'egli è una forca, ch'egli è un mariuolo.
I' te lo dico, ve', proprio col core:
tu vai pel bucolin dell'acquaiolo;
e, alle guagnele, ch'i' ho un gran timore
che tu non tiri alfine anche l'aiuolo.
Uh tristo me, se steso in sul cassone,
belle e tirate ahi poverin! le cuoia,
avessi un dì a veder il mio Ceccone;
e scritto sopra per maggior mia noia:
“Qui giace un tale che morì poltrone,
come i gatti per fregola e per foia”.