Nencia, ti mando questo mio sonetto,
per narrarti uno strano pensieraccio
che m'è venuto d'impiccarmi a un laccio,
per amor dell'amore maladetto.
Io te lo dico spiattellato e schietto:
se non mi togli fuor da questo impaccio,
dentro un calappio la mia testa caccio,
e ti fo quel bel gioco netto netto.
Gnaffe tel dico, ve', Nencia, e tu 'l sai:
mentre son vivo, non vuoi farmi lieto,
e dopo morto tu mi cercherai.
Ma s'io tiro alla fin l'ultimo peto,
non varratti il picchiare, oppur potrai
picchiarmi allora all'usciolin di dreto.