Qual fu, qual fu la scellerata mano
che le sacre di Pindo alme parole
ardì di violare, e 'l dritto e sano
pensier volgere in torte insulse fole?
Chi fu colui che 'l calamo profano
osò condurre in su l'elette e sole
pure voci del bel fiume toscano,
d'onde tanto piacer scorrer ne suole?
O Muse, voi che le sorelle audaci
cangiaste in piche, a che stavate intente,
quando costui venne a turbar vostr'acque?
E tu, Febo, il gran telo ove si giacque,
che le zanne confisse un dì mordaci
al figliuol della Terra empio serpente?