Aborro in su la scena Un canoro elefante, Che si strascina a pena Su le adipose piante,
E manda per gran foce Di bocca un fil di voce. Ahi pera lo spietato Genitor che primiero
Tentò di ferro armato L'esecrabile e fiero Misfatto onde si duole La mutilata prole.
Tanto dunque de' grandi Può l'ozioso udito, Che a' rei colpi nefandi Sen corra il padre ardito,
Peggio che fera od angue Crudel contro al suo sangue? Oh misero mortale Ove cerchi il diletto?
Ei tra le placid'ale Di natura ha ricetto: Là con avida brama Susurrando ti chiama.
Ella femminea gola Ti diede, onde soave L'aere se ne vola Or acuto ora grave;
E donò forza ad esso Di rapirti a te stesso. Tu non però contento De' suoi doni, prorompi
Contro a lei violento, E le sue leggi rompi; Cangi gli uomini in mostri, E lor dignità prostri.
Barbara gelosìa Nel superbo oriente So che pietade oblìa Ver la misera gente,
Che da lascivo inganno Assecura il tiranno: E folle rito al nudo Ultimo Caffro impone
Il taglio atroce e crudo, Onde al molle garzone Il decimo funesto Anno sorge sì presto.
Ma a te in mano lo stile Italo genitore Pose cura più vile Del geloso furore:
Te non error ma vizio Spinge all'orrido ufizio. Arresta empio! Che fai? Se tesoro ti preme,
Nel tuo figlio non l'hai? Con le sue membra insieme, Empio! il viver tu furi Ai nipoti venturi.
Oh cielo E tu consenti D'oro si cruda fame? Nè più il foco rammenti Di Pentapoli infame,
Le cui orribil'opre Il nero asfalto copre? No. Del tesor, che aperto Già ne la mente pingi,
Tu non andrai per certo Lieto come ti fingi Padre crudel! Suo dritto De' avere il tuo delitto.
L'oltraggio, ch'or gli è occulto Il tuo tradito figlio Ricorderassi adulto; Con dispettoso ciglio
Da la vista fuggendo Del carnefice orrendo. In vano in van pietade Tu cercherai: chè l'alma
In lui depressa cade Con la troncata salma; Ed impeto non trova Che a virtude la mova.
Misero! A lato a i regi Ei sederà cantando Fastoso d'aurei fregi; Mentre tu mendicando
Andrai canuto e solo Per l'Italico suolo: Per quel suolo, che vanta Gran riti e leggi e studj;
E nutre infamia tanta, Che a gli Affricani ignudi, Benchè tant'alto saglia, E a i barbari lo agguaglia.
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