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1729–1799

IN MORTE DEL MAESTRO SACCHINI

Giuseppe Parini

Te con le rose ancora Della felice gioventù nel volto Vidi e conobbi, ahi tolto Sì presto a noi da la fatal tua ora

O di suoni divini Pur dianzi egregio trovator Sacchini! Maschia beltà fiorìa Nell'alte membra; dai vivaci lumi

Splendido di costumi E di soavi affetti indizio uscìa: Il labbro era potente Dell'animo lusinga e de la mente.

All'armonico ingegno Quante volte fe' plauso; e vinta poi Da gli altri pregi tuoi Male al tenero cor pose ritegno

Damigella immatura, O matrona di sè troppo secura! Ma perfido o fastoso Te giammai non chiamò tardi pentita:

Nè d'improvviso uscita Madre sgridò nè furibondo sposo, Te ingenuo, e del procace Rito de' tuoi non facile seguace.

Amò de' bei concenti Empier la tromba sua poscia la Fama; Tal che d'emula brama Arser per te le più lodate genti

Che Italia chiuda, o l'Alpe Da noi rimova, o pur l'Erculea Calpe. E spesso a breve oblìo La da lui declinante in novo impero

Il Britanno severo America lasciò: tanto il rapìo, Non avveduto ai tristi Casi, l'arguzia onde i tuoi modi ordisti.

O, se la tua dal mare Arte poi venne a popol più faceto, Nel teatro inquieto Tacquer le ardenti musicali gare;

E in te sol uno immoti Stetter dei cori e de l'orecchio i voti: Poi che da' tuoi pensieri Mirabile di suoni ordin si schiuse,

Che per l'aria diffuse Non peranco al mortal noti piaceri, O se tu amasti vanto Dare a i mobili plettri, o pure al canto.

Fra la scenica luce Ben più superbi strascinaron gli ostri I preziosi mostri, Che l'Italo crudele ancor produce;

E le avare sirene Gravi a l'alme speràro impor catene; Quando su le sonore Labbra di lor tuo nobil estro scese;

E novi accenti apprese Delle regali vergini al dolore, O ne' tragici affanni Turbò di modulate ire i tiranni.

Ma tu, del non virile Gregge sprezzando i folli orgogli e l'oro, Innalzasti il decoro Della bell'arte tua, spirto gentile,

Di liberi diletti Sol avido bear gli umani petti. Nè, se talor converse La non cieca Fortuna a te il suo viso;

E con lieto sorriso Fulgido di tesoro il lembo aperse, Indivisi a gli amici I doni a te di lei parver felici.

Ahi sperava a le belle Sue spiagge Italia rivederti alfine; Coronandoti il crine Le già cresciute a lei fresche donzelle,

Use di te le lodi Ascoltar da le madri e i dolci modi! Ed ecco l'atra mano Alzò colei, cui nessun pregio move;

E te, cercante nuove Grazie lungo il sonoro ebano in vano, Percosse; e di famose Lagrime oggetto in su la Senna pose.

Nè gioconde pupille Di cara donna, nè d'amici affetto, Che tante a te nel petto Valean di senso ad eccitar faville,

Più desteranno arguto Suono dal cener tuo per sempre muto.

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